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2012

Preraffaelliti

Da L’unione Sarda – 22 maggio 2009 – Cultura pag.44

A vevano vent’anni e volevano rivoluzionare tutto. Era la fine del 1848 quando un gruppo di artisti si riunì a Londra col progetto di rinnovare la pittura inglese. Volevano liberarla dal conformismo imposto dalla Royal Academy of Arts, riportandola alla perfezione estetica della pittura italiana anteriore a Raffaello.

Decisero di chiamarsi Confraternita dei Preraffaelliti, senza sapere che quel nome, con le cui iniziali siglarono le loro opere (PRB da Pre- Raphaelite Brotherhood), gli avrebbe procurato molti nemici perché, in tempi di grandi cambiamenti socio-politici, sembrava alludere ad una società segreta, collegata alla rivoluzione e ai movimenti operai. La diffidenza terminò nel 1851 grazie alle recensioni di John Ruskin con cui le tele della Confraternita cominciarono a diventare famose per la bellezza armonica della loro realizzazione, più che per i misteri che potevano celare. Una bellezza che sino al 31 maggio si può ammirare al Museo del Prado di Madrid in cui, con la mostra temporanea “La bella addormentata. Pittura vittoriana dal Museo d’Arte di Ponce” sono esposte 17 opere – 10 dipinti e 7 disegni – degli artisti più rappresentativi della corrente preraffaellita: Frederic Leighton, John Everett Millais, Dante Gabriele Rossetti, Thomas Seddon e William Holman Hunt. Provengono dalla più importante collezione preraffaellita al mondo, di proprietà del portoricano MAP (Museo d’Arte di Ponce), fondato nel 1959 dal collezionista Luis A. Ferrè la cui prima tela acquistata – “Léhon da Mont Parnasse, Bretagna” di Seddon – viene esposta a rappresentare, assieme a “La signora Gladys M. Holman Hunt” (1893) di Hunt, la meticolosa ricerca naturalistica che caratterizza lo stile preraffaellita.

Ma l’attrattiva principale della mostra madrilena è l’opera più famosa di Leighton. Complice un’illuminazione perfetta, “Sole ardente di giugno” sembra accendere la sala con le calde sfumature dell’abito del soggetto: una giovane donna che dorme in posizione quasi fetale in una scena ambientata nell’antichità classica. Il tratto, gli elementi allegorici e il colore radioso del tessuto impalpabile, esaltando armonia e bellezza, trasformano l’opera nel simbolo dell’arte lirica, basata sull’idealizzazione e l’evasione della realtà, tema caro alla Confraternita e leitmotiv della mostra. L’introspezione, il sogno e il distacco dalla realtà sono rappresentati anche nelle tele di Burne-Jones – l’imponente “Sogno di Re Artù ad Avalon” e le diverse opere della serie La rosa silvestre : “Il principe entra nel bosco”, “La bella addormentata”, “Il Re e la sua corte” – e di Dante Gabriele Rossetti – “La vedova romana” – che, pur continuando l’opera morale e sociale dei primi preraffaelliti, si accostarono al movimento Estetico e Simbolista.

Queste opere si caratterizzano per la compenetrazione tra elementi medioevali e classici, spesso esaltando la bellezza femminile della femme fatale, e per l’uso costante di elementi simbolici per esprimere valori e idee sui temi religiosi, storici e della letteratura inglese. Si distinsero nella pittura vittoriana per i colori forti e luminosi del classicismo italiano e fiammingo, il chiaroscuro, la carica morale e la tensione psicologica realizzata attraverso la rappresentazione di numerosi elementi simbolici, e furono oggetto di dure critiche per aver sovvertito i più sacri principi dell’arte accademica con composizioni poco convenzionali che distorcevano anatomia e prospettiva. Tuttavia nel 1953 la Royal Academy of Arts accolse Millais come membro effettivo ed espose anche le opere Leighton.

Quando avevano vent’anni volevano rivoluzionare tutto. Ci sono riusciti.

CRISTINA MUNTONI

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